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Libri a tavola per palati letterari

Paola Pioppi di recente ha scattato qualche foto sul tavolo della sua cucina. Nulla di particolare, si potrebbe pensare. E invece no. Perché le foto, dei veri e propri racconti in immagini che uniscono il buon cibo alla letteratura, sono state esposte nella mostra che ha inaugurato ad Appetiti. Barzanò cibo in festival. Un festival che dal 1 maggio al 9 giugno offrirà al pubblico, oltre all’arte, tanti incontri, degustazioni, musica, laboratori, corsi di cucina e tanto altro.

Appetiti 2019, ormai giunto alla settima edizione, quest’anno vede protagonista il tema della bellezza. Racconta il cibo che è bello perché attraente e capace di catturare lo sguardo per la sua estetica. Ma anche il cibo bello perché etico, rispettoso e virtuoso. Il cibo che migliora, che appaga, che aggiunge consapevolezza in chi lo consuma. Che è spettacolo e sorpresa, che non è mai uguale e mai banale. Il cibo del desiderio

È in questo tema che si inscrive la mostra LIBRI A TAVOLA. Romanzi e ricette. 70 libri. Che raccontano storie, cibi e sopravvivenze. 70 ricette. Ispirate ai luoghi, alle epoche e ai racconti. 70 fotografie. Scattate in una casa in cui convivono cucina e libri. Il cibo che si unisce alla lettura è un matrimonio artistico che funziona sotto tanti aspetti. Paola ci ha raccontato molte cose, su come sia rimasta affascinata da questo matrimonio e come sia arrivata all’idea delle foto con piatto + libro.

“Gli aspetti che più mi piacciono sono due. Il primo è l’idea del rimando continuo: i consigli di lettura che diventano ricettario, ma anche il ricettario che racchiude lo stimolo ad avvicinare un libro. Sono partita dall’idea di cercare il cibo nei libri e raccontarlo nelle foto, ma poi la voglia di far entrare in questa mostra molti titoli a cui tenevo, mi ha portata a fare anche un lavoro diverso: individuare una ricetta che avesse a che fare con l’ambientazione, il momento storico o la cultura legate a quel libro. Gli “Spaghetti alla fumo negli occhi” sono raccontati in “Ragionevoli dubbi” di Gianrico Carofiglio, così come la “Torta nera di pane “ nelle indagini del Maresciallo Binda di Colaprico e Valpreda. Per “Il nome della rosa” di Umberto Eco ho invece pensato ai passatelli in brodo: ricetta medievale, presente in uno dei primi ricettari della storia italiana, il “De arte coquinaria” di Maestro Martino. “L’arminuta” è nell’Abruzzo delle scripelle ‘mbusse, Ernesto Che Guevara nel Sudamerica dei piatti di riso e fagioli, “moros y cristianos”. C’è un catalogo che contiene tutto questo: per ogni foto, la ricetta, una traccia sull’autore da cui si comprende il legame con il cibo abbinato, e l’incipit del romanzo.

L’altro aspetto è l’estetica, il confronto tra due bellezze: le preparazioni impiattate al meglio, con tovaglie e tovaglioli cromaticamente abbinati, affiancate dalla bellezza e varietà delle copertine. Nelle foto ci sono i miei libri, che ho letto negli anni, alcuni un po’ consumati o sbiaditi, altri usciti di recente. Non ho ben chiaro come e quando sia maturata questa idea, forse un po’ alla volta in una casa in cui da sempre cucino e leggo.”

Attraverso le fotografie Paola non racconta solo di sé, dei suoi gusti, delle sue scelte di lettrice e appassionata di cucina, ma anche un mondo che va al di là di lei, e viene da chiederle quali possano essere le motivazioni “nascoste” che l’hanno spinta a cercare questo linguaggio, che i suoi siano racconti visivi che fermano un momento, consigli, tentazioni o altro.

“Le fotografie, e soprattutto le ricette, raccontano moltissimo di me. Il cibo fotografato è solo quello che io mangio: non mi piace la carne rossa, detesto l’aglio e l’ho eliminato da tutte le preparazioni, trovo che il pepe sia quasi sempre inutile, preferisco le ricette con pochi ingredienti e i gusti originari. Non è un ricettario esatto, è il mio ricettario, come ognuno di noi ha il proprio. Le scelte dei libri si legano invece soprattutto a un vissuto. Un legame con i momenti e le situazioni in cui sono stati letti, oppure qualcosa di importante che mi hanno trasmesso. Con tutti mi è rimasto un legame positivo, ed è per questo che li ho scelti. Preparare questa mostra è stata una vera reminiscenza durata settimane. Settanta libri, un concentrato di settanta momenti della mia vita in cui sono stata bene. Io vorrei che questi “racconti visivi” riescano ad avere, nel loro piccolo, la capacità di trascinare chi li guarda nei mondi che raccontano. Che sono tantissimi, contrastanti, ognuno con un sapore che mi auguro di aver trasmesso. Spero che facciano venire voglia di entrare in quelle foto per cucinare, leggere, assaggiare, curiosare. Scatenare reminiscenze.”

Storie, cibi e sopravvivenze: ci si nutre quindi di cibo ma soprattutto di parole. Viene da domandarsi quali siano le impressioni di Paola, giornalista oltre che organizzatrice di eventi culinari e letterari, sull’utilizzo delle parole, oggi, attraverso i media.

“Purtroppo l’uso delle parole, ma anche dei concetti, mi piace sempre meno. C’è sciatteria, appiattimento, banalizzazione. Un uso smodato dello slogan, logiche di comunicazione e di linguaggio schizofreniche, spesso totalmente scollate da ogni realtà o dato oggettivo. Non sono in grado di proporre soluzioni, ma credo molto nella coscienza individuale. Fare ciò che si ritiene giusto, sempre. “Stare dalla parte dei buoni”, dico a volte, e seguire la propria idea. È una forma di sopravvivenza, come lo è in generale la scrittura: ogni storia scaturisce da un bisogno di conservazione o superamento. Da un lasciarsi alle spalle qualcosa per poter andare avanti. Se a questo vogliamo legare l’idea di nutrimento che passa attraverso parole e cibo, ci inoltriamo in un tema vastissimo, ma con un dato innegabile: sono i due aspetti con cui ci confrontiamo ogni giorno della nostra vita, che determinano il nostro benessere, la nostra salute, la capacità di stare al mondo e in mezzo agli altri.”

Gli eventi curati da Paola Pioppi:

http://www.appetiti.it/

http://www.lapassioneperildelitto.it

CAVATELLI CON MOLLICA FRITTA E PEPERONE CRUSCO

CARLO LEVI

Torino 1902 – Roma 1975

Scrittore, pittore, politico. Nel maggio 1935 fu arrestato per attività antifascista e condannato al confino nel paese lucano di Grassano, e poi trasferito nel piccolo centro di Aliano, in provincia di Matera. Da questa esperienza è nato il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli, in cui denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta".

“Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla.”

[Cristo si è fermato a Eboli, 1943, incipit]

Ingredienti

  • 500 gr di cavatelli
  • 200 gr di mollica di pane raffermo
  • 30 gr di peperoni cruschi fritti
  • olio extravergine
  • sale

Istruzioni

  1. Cuocere i cavatelli in acqua salata, sbriciolare la mollica di pane e farla dorare in olio bollente, unire i cavatelli e mescolare. Completare con i peperoni sbriciolati.