Dedicato al tema verità, il festivalfilosofia 2018, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 14 al 16 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a fuoco i discorsi di verità mostrando i transiti tra vero e falso. La diciottesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno 200 e tutti gratuiti.

Come ogni anno, Tullio Gregory, il noto filosofo e gourmet, ha ideato un percorso gastronomico che declina il tema del festival e che verrà proposto per tre giorni in quasi 80 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. Tradizione, ironia e buona cucina ispirano anche la “razionsufficiente”, il cestino del festival per pranzare e cenare a soli 5,00 euro.

Festivalfilosofia 2018
Photo © Serena Campanini

Gli otto “menu filosofici” ideati da Gregory – che verranno proposti dal 14 al 16 settembre in quasi 80 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo – indicano una verità della mensa in cui l’unica essenza sta nel piatto.

L’iniziativa, ormai consolidata, sottolinea la centralità del convito nella civiltà umana e ne celebra gli artefici di cucina e di bottega, proponendo piatti realizzati con prodotti tipici del territorio.

Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Già professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna (menu completi e indirizzi dei ristoranti si possono consultare nel sito www.festivalfilosofia.it).

Spiega Gregory: “Preoccupati del possibile disorientamento del nostro pubblico di fronte al tema proposto quest’anno – verità – e ben sapendo che veritas latet in puteo, abbiam tentato di offrire qualche rassicurante aiuto. Per evitare angosce esistenziali dovute alla carenza di verità – droga di tanti filosofi – e per dare qualche soddisfazione al desiderio di possederla, dopo aver scartato l’idea di installare tanti distributori automatici, con più attenta riflessione abbiamo ritenuto meglio aprire al pubblico tutti i possibili pozzi di scienza: ne abbiamo aperti tanti, a Modena, Carpi e Sassuolo, quanti ne offriva la cultura di oggi, sicché tutti potessero saggiare acque diverse, naturali o frizzanti, ricche di essere e nulla, trascendenza e immanenza, assoluto e relativo.

Non sappiamo se tutti saranno capaci di scendere in fondo ai pozzi di scienza proposti dal festival, spesso molto profondi, con acquitrinosi percorsi dilemmatici; ci siamo quindi premurati di offrire una tavola di salvataggio. Sì, proprio una tavola, perché è a tavola che forse troviamo quella verità intera, piacevole, morbida, profumata che possiamo non solo contemplare ma gustare, come volevano i mistici medievali. A tavola noi abbiamo la manifestazione e il trionfo dell’assoluto, del bene, del buono, del bello nelle sue storiche determinazioni. A tavola – come suggeriscono i nostri menu – l’intero si manifesta nel molteplice, come nei quadretti in brodo con fegatini, nella pacifica bomba di riso, nei ciccioli e nelle tigelle, nella sinfonia dei bolliti e dei fritti, nello stracotto dell’intelligente asinella, negli involtini di verza, nell’esplosione enciclopedica del saggio maiale, nei fosforosi pesci azzurri, nel verdeggiante prato di zucchini e radicchio, negli antichi calzagatti, nella zuppa inglese. Così la verità, cercata forse invano in tanti pozzi di scienza, si ritrova nella sua molteplicità fenomenica quale espressione di una grande storia culturale, quella emiliana, che ci accompagnerà ancora la notte con salumi e formaggi annegati in spumeggiante lambrusco o in un bianco tranquillo, per ricordarci che non solo in mensa ma anche in vino veritas”.

Si comincia con il menù delle verità prime dove trionfa la pasta declinata all’emiliana: spazio dunque a tortellini, tagliatelle, tortelli, quadretti in brodo; a tavola l’unità si manifesta nella molteplicità, ed è quello che sottolinea il menù uno e molteplice come suggeriscono le tigelle con pesto di lardo, gnocco fritto, affettati misti, il guanciale di maialino al lambrusco o i fagioli con le cotiche. Sono definite verità dorate le carni, verdure, frutta e crema che compongono il gran frito alla modenese, mentre il paradiso dei calzagatti, zucchine ripiene di ricotta e friggione costituiscono le verità edeniche. Le somme verità si aprono con una pacifica bomba di riso, seguita da stracotto di asinella e involtini di verza accompagnati dal tortino di patate di Montese, per chiudere poi col bensone con vino bianco; non potevano mancare i passatelli in brodo e il bollito misto con salsa di verde e purè, proposte nel menù verità e metodo che si chiude con la classica zuppa inglese. Le verità liquide sono il trionfo del pesce: il menù propone aringhe affumicate con patate lesse, spaghetti allo sgombro, frittelline di baccalà e insalata di tonno, fagioli e cipolla.

Un menu più semplice ma altrettanto saporito pensato per le ore piccole nelle enoteche è in vino veritas che permette di gustare un pasto più rapido ma non meno sostanzioso, all’insegna gnocco ingrassato e pane comune che accompagnano prosciutto e affettati del territorio, Parmigiano Reggiano e formaggi dei colli modenesi.

Per tutte le informazioni su dove trovare i menufilosofici e i le razionsufficienti, il sito ufficiale fornisce numeri e indirizzi: e noi, che ben sappiamo quanto si animano le tre città durante il festival, vi consigliamo di prenotare.

http://www.festivalfilosofia.it/2018/cucina-filosofica

http://www.festivalfilosofia.it/2018/razionsufficiente

Il sito ufficiale del festival:

http://www.festivalfilosofia.it/2018/

Il Bensone di Modena

Il bensone (bensòun in modenese), chiamato anche balsone (balsòn) o bassolano (nel dialetto mirandolese basulàn; nella parte centro-meridionale della provincia detto busilàun) è un dolce di origine modenese, forse il più semplice e antico di queste zone, di forma ovale. Viene spesso mangiato tagliato a fette imbevute nel vino lambrusco.

Piatto Dessert
Cucina Italian
Porzioni 6 persone

Ingredienti

  • 500 gr di farina
  • 250 gr di zucchero
  • 100 gr di burro
  • 3 uova (di cui 2 intere più un tuorlo)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • latte q.b.
  • granella di zucchero q.b.

Istruzioni

  1. Mescolare la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero e le uova. 

    Sciogliere il burro, aggiungerlo alla farina e impastare fino a ottenere un composto morbido; nel caso, aggiungere un po’ di latte.

    Foderare una placca con la carta da forno e disporre il bensone formando una specie di pane schiacciato.

    Incidere con un coltello la superficie nel senso della lunghezza, spennellare con il tuorlo d’uovo e cospargere con la granella di zucchero; 


  2. Cuocere in forno caldo a 170° per circa 40-45 minuti. 

    Controllare con lo stecchino la cottura del dolce; una volta pronto, lasciare raffreddare e servire.