Non so se esiste qualcuno che non annovera nella cineteca personale Il Silenzio degli Innocenti. Se esiste comunque non dovrebbe perché trattasi di un film bellissimo, ricco di significati (più ancora se lo si guarda in lingua, con una riuscita migliore di alcuni giochi di parole intraducibili) e radicato ben bene in un fertilissimo terreno di paure ancestrali e istinti selvatici. Ebbene, da profonda amante sia del genere che dell’ottima tavola, mi sono spesso chiesta come mai l’egregio Lecter avesse scelto di mangiarsi il fegato del povero tizio dei censimenti con fave e un buon Chianti.

Lo dichiara lui stesso, presentandosi così, in maniera bella spigliata, alla grande Jodie Foster in uno dei ruoli più riusciti. Per carità è un ottimo abbinamento, non lo nego, ma il tiepido sentore di banalità smorza il calore della tavola imbandita. Perché, mi domandavo, il caro vecchio Lecter non predilige l’intensità di un Merlot, saporito ma armonico e caratterizzato da una buona morbidezza che non soverchia i sapori nel piatto? Per quale motivo non optare per il rosso granato del Castel del Monte Bombino Nero o l’allegria fresca di un Valpolicella Ripasso Doc?

Il film è un concentrato di eleganza e citazioni: non me la sentivo di attribuire la scelta del Dottore, palesemente attento a seguire una dieta sofisticata, a una questione di scarsa fantasia culinaria. E infatti non era così. La descrizione della leccornia proteica che il nostro eroe (mio, se non altro) spiattellava in faccia ad un’attonita agente Starling era in realtà un messaggio forte e chiaro: “Cara la mia ragazza, ti metto in guardia perché non sono sotto antidepressivi, sono lucido e come vi distraete vi mangio uno per uno”. Infatti sia il fegato, che le fave che il Chianti conterrebbero una fortissima dose di tiramina, un amminoacido che non può assolutamente entrare in contatto con antidepressivi I-Mao, senza provocare danni gravi all’organismo.

Che dire: il povero Hannibal ci ha provato a mettere in guarda la povera cucciola pelle e ossa dal fatto che a breve sarebbe fuggito mangiando la faccia a qualcuno, ma ha sbagliato soggetto. Si vedeva così che la Starling correva per fuggire dai carboidrati e quando sbracava faceva scorpacciate di sedano. La più grande delusione di una buona forchetta è riscontrare l’incomprensione negli occhi degli altri: quello di Lecter era chiaramente un cannibalismo per legittima difesa dalla pazza folla indottrinata a suon di diete salutiste.

Che si sappia comunque caro Lecter: noi di Saporosare ti abbiamo capito, quindi non mangiarci per favore. Al limite ci inviti a cena e, a fine pasto, indoviniamo quale dei tuoi vicini di casa non sarà più un problema in assemblea condominiale.

Valeria Munari per SaporOsare

Fegato con le fave e ristretto di Recioto o Amarone

Ricetta tratta da Eleva della Valpolicella 

Ingredienti

  • 400 gr di fegato di maiale con la retina di grasso
  • 1 cipolla
  • burro
  • olio
  • 150 gr di fave secche
  • 200 cc di Recioto o di Amarone

Istruzioni

  1. Lasciare in ammollo per una notte le fave in acqua fredda e poi cuocerle in acqua salata per un paio d’ore. Una volta cotte pescarle, passarle nel passa verdure per ottenerne un purè da far restringere ulteriormente per poi scodellarlo su un asse di legno a mo’ di polenta.

    Preparare un ristretto con il Recioto o l’Amarone (secondo i gusti: nel primo caso per giocare sui contrasti), facendolo cuocere in una pentola con finocchietto, alloro e pepe in grani.

    Stufare la cipolla tagliata ad anelli sottili in burro e olio e cuocervi il fegato tagliato a piccole fette e avvolto nella retina di grasso.

    Disporre nei piatti il fegato con cipolla e il suo intingolo assieme con alcune fette sottili della polenta di fave abbrustolite in una pentola antiaderente e il ristretto di Recioto o di Amarone. Rifinite eventualmente anche con un filo di aceto balsamico.

    Servire accompagnando con dell’Amarone.