La sua anima è il walldesign. Murales, street art, graffiti hanno portato alla luce il suo talento e con lo pseudonimo Cibo ha iniziato a lasciare un segno diverso, molto profondo, sui muri sfregiati da scritte d’odio. Pier Paolo Spinazzè, ilpier, è giovane e determinato, e ha parecchie cose da raccontare.

“Sono più di vent’anni che disegno sui muri e in tutto questo tempo ho avuto diversi progetti, tutti ancora attivi e con la loro identità, ma Cibo ha preso il sopravvento perché ha trovato subito consenso tra la gente, infatti il rapporto tra cittadini e streetartist è inscindibile, io sono solo il catalizzatore di una passione che rappresenta il territorio che vado ad esprimere.
Noi italiani viviamo per mangiare, un adagio recita “in Italia quando è ora di decidere è pronto in tavola”, e credo che esprima a pieno la nostra dedizione nei confronti delle eccellenze, ma anche di ricette che sono i nostri ricordi.
Un esempio è la torta della mamma, anche se ti da la ricetta perfetta, non verrà mai uguale, ed è giusto così.
Inoltre in Italia il settore enogastronomico mi permette di affiancarmi a culture secolari e a mecenati lungimiranti che riconoscono il valore dell’arte. Altro aspetto interessante per il lavoro che faccio in strada, è l’immediatezza. Un formaggio è un formaggio e lo capisci in una frazione di secondo, altri linguaggi richiederebbero più tempo per esser compresi e in un epoca come la nostra, comunicare male vuol dire non comunicare affatto.”

Pier Paolo ha iniziato a dedicarsi alla ripulitura dai muri di scritte violente e razziste. “Ha avuto per questo pieno appoggio, a tutti i livelli, dalle amministrazioni (quelle non schierate), alla ipotetica “signora Maria”. Io lavoro in piena campagna, non sono a Milano o a Parigi, il fatto di essere appoggiato da persone al di fuori dei jet-set dell’arte patinata, per me vale doppio.

Con le persone che professano l’odio, è d’obbligo l’ironia, perché è sinonimo di cultura, campo a loro sconosciuto.
Li prendo in giro e sbatto in piazza i loro fallimenti, come si faceva una volta in paese, del sano pubblico ludibrio per chi non sa cosa sia senso civico e storia del ‘900. Ad un linguaggio dolce contrappongo una linea molto dura, ma lo ritengo un dovere morale. Le insipide ritorsioni dei sostenitori del braccio teso o affini, le ho amplificate e usate a mio vantaggio. Non si gioca con il cibo, pivelli!”

Ironia e autoironia, ma anche talento, lo portano ad ampliare la sua presenza e la sua espansione artistica: “Io fortunatamente parlo per risultati e potrete vedere presto molte collaborazioni e molti viaggi che mi porteranno a conoscere e raccontare nuovi sapori.

Certo è, che io non ho appetito, ho fame! E non ho nessuna intenzione di alzarmi da tavola molto presto.

Il cibo è un orgoglio nazionale e una forma d’arte e come tale deve essere venerata, io in pratica faccio arte sacra!
Nuovi piatti nascono e nuove storie saranno da raccontare. Ogni tradizione una volta era innovazione e io sono un attento osservatore e assaggiatore.
Rimanete sapidi e non lasciate spazio all’odio!

Il sito ufficiale di Cibo